Web Nostrum

Per il Diritto alla Libertà Responsabile d'Informazione, Cronaca ed Espressione in Rete

Giovanna Canzano intervista Filippo Fortunato Pilato

21 agosto 2010

Mentre la Nirenstein strombazza di impossibili aggressioni “all’eterna vittima”, incrementando la propaganda bellica mediatica, ben oliata e studiata in previsione della vera aggressione (1 - 2 - 3 - 4 - 5), cui assisteremo presto da parte dello Stato ebraico ai danni  dei suoi vicini mediorientali, nessuno o pochi si accorgono della vera censura sullo stato reale delle cose e della tattica di guerra totale nella strategia geopolitica israelo-americana, capeggiata dalla solita lobby apolide, usurocratica, etnocratico/razziale ed antisemita (ricordiamo infatti che a fronte di una minoranza di presunti “semiti-ebrei”, più probabilmente discendenti kazaro/caucasici convertiti post-anno 1000, che seminano morte a livello industriale in medioriente, esiste una maggioranza, sicuramente arabo-semitica, che viene sistematicamente sterminata in varie campagne e “Missioni di Pace” euro-usa-israeliane…).

 Questa signora, con doppio passaporto italo-israeliano, insediatasi per cooptazione (grazie ad una legge elettorale che è una vera presa in giro) nel Parlamento che dovrebbe rappresentare gli italiani e gli interessi della loro Nazione, non di altre potenze straniere che l’Italia saccheggiano attraverso le loro multinazionali (vedi link1 oppure link2),  dovrebbe anche ricordarsi e menzionare correttamente i fatti di solo pochi anni fa, nel 2006, quando l’esercito di Tel Aviv rase al suolo gran parte delle strutture e infrastture libanesi, dagli aeroporti ai porti, raffinerie, ponti e cavalcavia, strade e autostrade, città e villaggi, mietendo circa 1300 vittime in stragrande maggioranza civili, uomini, donne, vecchi e bambini, di cui vi sottoponiamo, e sottoponiamo alla signora in questione, ampia documentazione fotografica al link seguente: foto Libano 2006-massacro sionista.

Dovrebbe anche spiegare quale fu il casus belli perseguito da Israele, violando ripetutamente lo spazio ed i confini libanesi sino a provocare l’intervento delle milizie sciite: intervento che fu il pretesto cercato per attaccare in massa una nazione la quale, nonostante la devastazione subita per mano sionista solo una manciata d’anni prima, aveva saputo riprendersi e ricostruire una vita sociale e una difficile alleanza confessionale, boicottata in continuazione da fazioni filoisraeliane. Un Paese che si stava rafforzando, ma senza dimostrare la necessaria sudditanza e remissione alla Nazione eletta.

La signora Nirenstein ci vorrebbe invece commuovere con il racconto di un povero camaleonte salvato dalle fiamme causate dai razzi libanesi, e presentandoci il solito repertorio di “scudi umani”, terroristi travestiti da finti civili, e la solita paccottiglia preconfezionata di stampo propagandistico filosionista.

Peccato che perfino al fido Cremonesi sia scappato di riportare, sul Corriere del 21 gennaio 2009 (link…se non l’hanno cancellato, altrimenti qui dove l’abbiamo salvato insieme al commento di un lettore di Effedieffe): -”spiega Masoda Al Samoun di 24 anni…e aggiunge un dettaglio interessante: «A confondere le acque ci si erano messe anche le squadre speciali israeliane. I loro uomini erano travestiti da guerriglieri di Hamas, con tanto di bandana verde legata in fronte con la scritta consueta: non c’è altro Dio oltre Allah e Maometto è il suo Profeta. Si intrufolavano nei vicoli per creare caos. A noi è capitato di gridare loro di andarsene, temevamo le rappresaglie. Più tardi abbiamo capito che erano israeliani”-.

Tenuto poi conto delle documentate ripetute violazioni della sovranità libanese da parte israeliana;

tenuto conto che il suolo libanese è tutt’ora contaminato e disseminato di bombe anti-uomo a frammentazione, le cluster-bombs, che hanno fatto e continuano a fare danno tra la popolazione civile, specie tra giovani e contadini;

tenuto conto che Israele da molto tempo ammassa forze e artiglieria pesante ai confini libanesi;

tenuto conto del recente devastante attacco di cui dicevamo poc’anzi e di cui al servizio fotografico allegato;

…per quale arcano motivo le Nazioni e le popolazioni, che conoscono bene la spietatezza e l’efferatezza con cui la colonia Israele tratta i popoli cui ha rubato e continua a rubare terra e vite, non dovrebbero premunirsi e mettersi nelle condizioni di legittimamente difendere i propri confini e se stesse???

Il diritto a “confini sicuri” vale solo per Tel Aviv e non per i Paesi arabi della stessa area mediorientale???

E se Israele è armato sino ai denti, con un’esercito di terra, di mare e di cielo (nonchè dotato di ordigni nucleari) tra i più sofisticati e attrezzati del pianeta, perchè non dovrebbero le Nazioni che (a ragione visti i precedenti) si sentono minacciate dall’espansionismo coloniale sionista israeliano (testimoniato e documentato) fare il possibile per contrastare sue possibili nuove azioni d’aggressione militare???

E’ forse un mistero che sia in preparazione un attacco all’Iran da parte di USA & Israele in joint-connection, per terminare l’accaparramento del monopolio energetico e spezzare il commercio in petrol-euro che rischia di soppiantare i petrol-dollari???

E’ un mistero che sia in preparazione una seconda “Operazione Piombo Fuso” ai danni del Governo di Gaza e della sua popolazione, irriducibili nell’accettare il giogo/capestro sionista che vorrebbe tutti i palestinesi morti, malati e contaminati o cittadini di serie “C”, senza diritti nè futuro d’indipendenza???

E’ forse un mistero che l’unico interesse di Israele è espandere le sue colonie e possedimenti a discapito dei nativi arabi, palestinesi e loro confinanti???

Le continue demolizioni di case arabe a Gerusalemme Est e la confisca di territorio palestinese del così detto West Bank o Cisgiordania, persino sotto gli occhi degli umiliati inviati “di pace“…americani, unitamente al consolidamento e perfezionamento tattico militare di Tel Aviv (con dollari americani e navi cariche d’armi di provenienza statunitense) sono lì come macigni a dimostrare che ciò che accade in Medioriente è esattamente il contrario di quel che vorrebbero farci credere Nirenstein e trombettieri al seguito, sguinzagliati su varie testate giornalistiche organiche alla Israel Lobby.

Perchè la verità, che difficilmente leggerete sui quotidiani o ascolterete dai media televisivi che incamerano miliardi, sottratti in un modo o nell’altro dalle vostre tasche, per raccontarvi un sacco di balle, è che Israele sta preparando una guerra ancor più devastante di tutte quelle a cui sin’ora abbiamo assistito.

Un attacco di gran portata, atto a eliminare definitivamente ogni possibile forza, politica o militare, che possa contrastare i progetti d’egemonia globale dell’elite che guida da sempre le menti del popolo che si considera “l’eletto“, mentre contemporaneamente si impadronisce delle risorse energetiche e monopolizza tutte le materie di primaria importanza. Menti deviate e condizionate da secoli di indottrinamento talmudico, di quell’interpretazione spuria, deviata ed etnocentrica dei primi 5 libri di quel testo sapienziale che è meglio conosciuto come “Bibbia”, ma che della Bibbia conserva per loro solo la copertina, mentre il succo è quello di quei cervelli rabbinici che durante i bombardamenti di Gaza “Piombo Fuso” incitavano i militari israeliani ad ammazzare, senza problemi di coscienza, quanti più bambini potevano (altrimenti da grandi sarebbero potuti diventare un problema…), benedicendo per giunta questi infanticidi-omicidi.

 

Vedi i Links   1  -  2  -  3  -  4  -  5  – 6… … …

Per secoli questa casta di rabbini ha codificato le regole per isolare e autoghettizzare un particolare gruppo culturale, più che puramente etnico, per prepararlo ad un compito escatologico folle di dominazione globale. Ed i tempi pare siano per essi venuti, grazie ad un lavoro di squadra (e compasso…) ben architettato ed eseguito ramificatamente.

Alcuni gruppi ebraici più avveduti hanno capito la trappola autolesionista di quest’attacco di gran portata, ed il grave pericolo che porta con se tale depravazione culturale e religiosa, che a nome di tutti i giudei del mondo ha commesso e giustifica/autorizza a commettere crimini disumani, ed a gran voce hanno condannato questi loro correligionari eretici, mine vaganti per se stessi, per la comunità ebraica internazionale, per il genere umano in generale.

E quest’attacco di gran portata, quest’atto per eliminare ogni possibile opposizione e voce fuori dal coro, si estende pure e soprattutto al mondo del web (come dimostrano i recenti attacchi liberticidi e anticostituzionali, caldeggiati da Fiamma Nirenstein e suoi supporters…ben supportati…a 300mila euro a botta l’anno…, sia al nostro portale web che a quelli di amici, giornalisti, scrittori, analisti e critici internazionali), della cultura, dell’informazione e controinformazione, della cronaca, della diffusione di fatti, idee, letture e foto in tempo reale, e quant’altro possa sviluppare quelle poche residue capacità analitiche superstiti alla devastazione compiuta in ambito culturale e politico dai vari Grandi Fratelli e prostitute mediatiche di ogni colore.

La propaganda di guerra è oggi a 360 gradi. Globale.

Noi pure, uomini e donne di buona volontà, insofferenti a prepotenze, ingiustizie, falsità e prese in giro,  manifestiamo a 360 gradi la nostra opposizione a tale propaganda: globalmente.

Ci siamo tutti, belli e brutti, sani e storpi, di dritta e di manca, religiosi e mangiapreti, eroi e caporali, letterati e illetterati, con un sogno comune: una Terra Santa ed una Palestina libere da questo virus, da questa malattia mentale, che sta portando il mondo alla follia ed autodistruzione, affinchè il sionismo e la sua anima infetta si estinguano, come natura ha sempre voluto per tutte le devianze ed i bubboni che la storia ha rigettato.

Filo De Fero,  per www.TerraSantaLibera.org

il 16 luglio 2010

di Lorenzo Moore – 14/07/2010 – Rinascita.eu (quotidiano)



A qualcuno sembra sfuggito: nell’anno di grazia 2010, i contingenti militari Usa sono presenti in 75 nazioni del mondo.
Appena il 5 giugno il London Times ha pubblicato tale (non) notizia, due docenti californiani un po’ eretici – Peter Phillips e Mickey Huff – hanno preso carta e penna e hanno chiosato a modo loro il fatto.
E, da temprati sociologi e storici, si sono chiesti come, quando e soprattutto perché  Barack Obama – il “nobel per la pace”, non dimentichiamolo -  così largamente aumentato la presenza di forze speciali Usa nel pianeta rispetto al suo predecessore, George W. Bush junior.
Il fine esplicito di Phillips e Huff era quello di rilevare quante informazioni siano manifestamente “censurate”, o “oscurate” dai media internazionali, o, meglio, nord-americani.
Estrapoliamo alcune loro analisi, mettendo in guardia il lettore che non si tratta di due focosi rivoluzionari neomarxisti o neofascisti, ma di analisti che ritengono – sempre – salutare enunciare la verità.
“Gli Stati Uniti – scrivono -  e la Nato, stanno costruendo forze di occupazione globale per il controllo delle risorse del mondo, a sostegno dei profitticomuni dei “trilateralisti”: degli Usa, dell’Ue e del Giappone. La notizia di metà giugno del New York Times sull’esistenza di materie prime per migliaia di miliardi di dollari nel sottosuolo afghano, è stata sintomatica. Soprattutto se aggiunta al piano (atlantico) per sfruttare gas e petrolio del Caspio”.
Phillips e Huff hanno analizzato il metodo giornalistico usato per lanciare la notizia.
Le semplici domande sugli “intenti del Pentagono” rivolte da Jim Lobe dell’Inter Press Service, i “report” del direttore editoriale di Foreign Policy, Blake Hounshell sui tempi della scoperta dei giacimenti afghani (Il rapporto dello Us Geological Service su dati del British Geological Service e dalle agenzie della vecchia Urss)… Per scoprire che nulla di nuovo era nato sotto il sole di Kabul.
Si è trattato, al contrario, di una falsa notizia, per contrastare lo “sconforto” (che serpeggia nella  pubblica opinione e fra gli stessi comandi Usa/Nato) sulla stagnazione della guerra nel Paese delle Montagne.
E’ stato attuato, proseguono i due docenti universitari, un “deliberato inserimento di una notizia (sull’Eldorado afghano) per creare sostegno alla “agenda” di conquista globale Us/Nato”. Tali “notizie eterodirette” servono anche a censurare le altre informazioni che potrebbero minare gli obiettivi Usa. Per esempio le notizie sulla progressiva “privatizzazione” della guerra afghana (con le varie Blackwater e agenzie di intelligence private ormai padrone delle strategie militari di occupazione e di contrasto nell’Asia meridionale).  O le notizie sulla neo-guerra cibernetica, annunciata sottotono dal ministro della Difesa Usa Robert Gates e delegata alla “Cybercom”, con sede a Fort Meade, nel Maryland, giustappunto dove ha i suoi uffici la Nsa, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale.
Un altro manifesto controllo delle informazioni, di censura stampa – come ricordano i due professori -  è stato quello del 31 maggio, sul sanguinoso raid israeliano alla flottiglia umanitaria diretta a Gaza. Con Tel Aviv megafonata come “vittima” invece che come seminatrice di morte altrui.
Insomma. Le “notizie eterodirette” creano un’emergenza di verità per i popoli che sono soggetti all’ “Impero Mediatico-Industriale-Militare Usa/Nato”.
Altro che “leggi-bavaglio” all’italiana…

Qui imbavagliano la storia del mondo.

 Fonte: http://www.rinascita.eu/

Da: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=33615

Maurizio Blondet 

 

Questa è una lettera aperta e una denuncia a:

• Autorità Giudiziaria

• Ordine dei Giornalisti

• Presidente della repubblica Giorgio Napolitano

• RAI News 24

• Polizia Postale

• ai giornali

• e a qualunque psico-polizia possa interessare.

Esimie autorità,

vi è ben noto che l’onorevole Fiamma Nirenstein, insieme ad altri politici, sta chiedendovi di attivare misure di Polizia per chiudere siti web che si macchiano di «antisemitismo, revisionismo e antisionismo». A questo scopo la onorevole vostra deputata Nirenstein, che presiede la Commissione Affari Costituzionali della presidenza del consiglio e la Commissione Esteri e Interni  della Camera, ha usato le due suddette commissioni per denunciare tali siti, schedati preventivamente.

Nonostante fra i denunciati e schedati e dunque passibili di imminente chiusura amministrativa ci sia anche il sito da cui le scrivo, io voglio essere tra i primi a rallegrarmi per l’iniziativa della madama e vostra, dato che sicuramente vi affretterete ad obbedire alle istruzioni ricevute. Anzi, sono a voi per contribuire volonterosamente al nuovo clima di libertà che sta per essere instaurato, denunciando con apposita delazione civica una giornalista ora passata al governo Berlusconi che, in complicità con altri deputati e giornalisti, ha tenuto gravissimi propositi antisemiti.

Tale personaggio è la onorevole Fiamma Nirenstein.

Essa, esimie autorità, ha perpetrato il suo crimine in modo pubblico, il 27 gennaio 2010, nel corso dell’audizione intitolata «Indagine conoscitiva sull’antisemitismo» (era collegata all’intervento di Elie Wiesel in parlamento): commentando il fatto che dopo l’operazione israeliana a Gaza nota come «Piombo Fuso» ci sono state manifestazioni di protesta  in tutto il mondo, la Nirenstein ha detto: «Si tratta di episodi pesantissimi [le proteste cioè, non la strage di Gaza], che in gran parte riguardano l’esistenza stessa dello Stato di Israele, inteso come ebreo collettivo».

Qui il testo, tratto dallo stenografico delle audizioni alla Camera, che vorrete considerare come prova incriminante.

Richiamo la vostra attenzione sulla gravissima espressione: per la onorevole Nirenstein, lo Stato d’Israele è l’Ebreo Collettivo, e ogni accusa ad Israele si ripercuote su questa entità che lei chiama l’Ebreo Collettivo.

Evocare l’Ebreo Collettivo è evocare una colpa collettiva di tutti gli ebrei del mondo per le malefatte di Israele, una responsabilità per così dire in solido con tutti gli altri ebrei. E’ il massimo crimine antisemita del defunto Terzo Reich, il quale, siccome degli esponenti ebrei americani avevano dichiarato guerra con tutti i mezzi al regime tedesco, invitando tutti gli ebrei del mondo ad osteggiarlo, se la presero con gli ebrei tedeschi, polacchi, russi, come sappiamo. E’ un tipo di atteggiamento che ben a ragione la onorevole Nirenstein denuncia quando ad assumerlo sono gli altri.

Come ha detto recentemente lo scrittore Uri Avneri, la Nirenstein fa proprio l’atteggiamento degli ebrei militanti, i quali continuamente infarciscono le loro frasi con l’espressione «Noi ebrei…», ma appena qualcun altro comincia a dire «Voi ebrei…», subito lo accusa di antisemitismo: come osi dire «Voi ebrei»? Noi ebrei non siamo un’entità collettiva; nessuno di noi è responsabile degli atti che compiono altri ebrei. Siamo individui, ciascuno responsabile per sè, mica un’entità collettiva e solidale.

Ed ha perfettamente ragione. L’Ebreo Collettivo, signore autorità, non esiste; esistono ebrei individuali, ciascuno con la sua libertà e volontà personale, che non può nè deve essere chiamata a rispondere delle azioni di altri ebrei. Come noto, è vietato dire per esempio che «gli ebrei uccisero Gesù Cristo»: erano «alcuni» di «quegli» ebrei dell’epoca, mica tutti e sempre gli ebrei di oggi.  Perchè, appunto, l’Ebreo Collettivo non esiste, è un flatus vocis, una maligna astrazione intesa a colpevolizzare tutto un popolo. Chi in passato ha evocato lo spettro dell’Ebreo Collettivo ha incitato a pogrom.

E chi oserà chiamare gli ebrei in genere responsabili delle speculazioni di George Soros, o delle truffe di quel Bernie Madoff, il finanziere che ha derubato anche non pochi ebrei di fama internazionale, fra cui quell’individuo che si fa chiamare Elie Wiesel? Sarebbe assurdo. E chi oserà incolpare tutti gli ebrei nel mondo, come entità collettiva e solidale, delle stragi, pulizie etniche e crimini che Israele commette a Gaza, nei Territori, ed ultimamente contro le navi della Pace salpate dalla Turchia?

Non noi, rispettate autorità. Benchè bollati come «antisemiti», mai ci siamo spinti a tanto. Se a volte abbiamo criticato ebrei come l’onorevole Nirenstein, è solo in quanto essi attivamente – e in modo individuale – hanno giustificato, difeso, coperto e approvato le azioni di Israele che cadono sotto le leggi di Norimberga e sono contrarie dlele convenzioni internazionali di guerra e umanitarie.

E adesso, ecco, scopriamo che è l’onorevole Nirenstein e i suoi reggicoda antisemiti ad evocare l’Ebreo Collettivo, e ad identificarlo tout court con lo Stato sionista. Le proteste e le manifestazioni avvenute in Europa e in Medio Oriente contro le atrocità commesse da Israele a Gaza, per lei, mettono in pericolo «l’esistenza stessa dello Stato di Israele, inteso come ebreo collettivo».

Secondo lei, insomma, chi critica Israele e ne denuncia i crimini, colpisce non solo il governo sionista e i gli autori dei fatti, ma l’Ebreo Collettivo. Ossia tutti gli ebrei sparsi sul pianeta, in solido.

Questa frase è di un antisemitismo rivoltante, signore autorità. E’ un insulto per il sionismo ed Israele – per anni ci hanno detto che Israele vuol essere «uno Stato come tutti agli altri», laico, democratico, e di colpo, ecco, la signora ci dice che invece è il mistico «Ebreo Collettivo». E’ anche un’asserzione contraria alla realtà: ci sono molti ebrei che prendono le distanze da Israele e dal suo razzismo, con coraggio, subendo anche persecuzioni e violenze. Il fatto è che anche questi ebrei sono presi di mira dalla Nirenstein, che cerca in tutti i modi di silenziarne la voce.

Recentemente, vari gruppi di ebrei importanti hanno preso le distanze dall’azione di Israele: in America stanno riunendosi in un gruppo di pressione che si chiama «J Street» (J da Jewish), e in Francia hanno raccolto firme sotto un «appello alla ragione» rivolto al regime israeliano.

Ebbene: la onorevole Nirenstein ha inviato a tutti i parlamentari italiani – o almeno a quelli che ritiene guadagnati alla sua causa – nonchè a molti esponenti ebraici nostrani una lettera in cui invita a censurare e contrastare l’appello di quegli altri ebrei.

Ecco qui la lettera, passatami da un parlamentare che la Nirenstein crede suo amico, mentre invece è solo da lei terrorizzato (1):

«Cari Colleghi,

 

nei giorni scorsi, un gruppo di intellettuali francesi ha promosso un appello (JCall – ‘Appello alla ragione’), che è sostanzialmente un invito a Israele ad arrendersi. L’appello di JCall fa parte della grande ondata di delegittimazione dello Stato d’Israele e della sua politica. Noi abbiamo risposto con la forza della vere ragioni, le ragioni di Israele, e vogliamo che il numero e la qualità dei nostri firmatari dimostrino che esiste un grande movimento d’opinione che difende Israele, in Europa e nel mondo. Vi allego due articoli in merito usciti su Il Foglio. Questo che segue è il nostro appello ‘Con Israele, con la ragione’ (disponibile anche in inglese e in francese). Al momento, in poche ore abbiamo raggiunto oltre 500 firme. Qualora lo condividessi, puoi sottoscriverlo al link:

www.petitiononline.com/israel48/petition-sign e ti prego di darmene comunicazione anche a questo indirizzo email.

 

Un caro saluto,

Fiamma Nirenstein»

Con questa lettera, faccio notare, la Nirenstein sostanzialmente accusa gli ebrei dissidenti, che osano esprimere il loro libero e individuale disagio per i crimini israeliani, di delegittimare Israele; dunque, di non rispondere al richiamo dell’Ebreo Collettivo che secondo lei si identifica in tutto e per tutto con l’attuale Stato isareliano. E li richiama all’ordine: non osate di chiamarvi fuori, siete come noi collettivamente responsabili, in solido e senza possibilità di distinguo. Perchè non siete individui, ma siete – lo vogliate o no – l’Ebreo Collettivo.

La Nirenstein vanta che la sua petizione per l’Ebreo Collettivo ha già raccolto «oltre 500 firme».  Ne dà poi solo alcune. Ma queste poche le segnalo a voi, esimie autorità repressive, come complici volonterosi dell’antisemita Nirenstein. Sono firme interessanti e rivelatrici:

Fiamma Nirenstein (giornalista e deputato),

Giuliano Ferrara (direttore de Il Foglio),

Paolo Mieli (presidente Rcs Libri, ex direttore de Il Corriere della Sera: il «moderato» e «pensoso», ha risposto all’appello dell’Ebreo Collettivo),

Angelo Pezzana (giornalista, informazionecorretta.com e Libero),

Ugo Volli (semiologo, Università di Torino),

Shmuel Trigano (professore, Universités à Paris X-Nanterre),

Giorgio Israel (Università La Sapienza),

Giulio Meotti (giornalista, Il Foglio),

Raffaele La Capria (scrittore),

Gianni Vernetti (deputato, ex Sottosegretario agli Esteri),

Susanna Nirenstein (giornalista),

Peppino Caldarola (giornalista),

Alain Elkann (scrittore, consigliere ministero Beni Culturali),

Carlo Panella (giornalista, Il Foglio),

Emanuele Ottolenghi (Senior Fellow, Foundation for the Defense of Democracies),

Daniele Scalise (giornalista),

Giancarlo Loquenzi (Direttore, l’Occidentale),

Edoardo Tabasso (professore, Università di Firenze),

Leonardo Tirabassi (presidente Circolo dei Liberi Firenze, Fondazione Magna Carta),

Angelo Moscati (Presidente Benè Berith Giovani Italia),

Johanna Arbib (World Chairman Board of Trustees Keren Hayesod),

Giacomo Kahn (Direttore mensile Shalom),

Magdi Allam (parlamentare europeo),

Luigi Compagna (senatore),

David Cassuto (ex vicesindaco di Gerusalemme),

Riccardo Pacifici (presidente Comunità Ebraica di Roma),

Anita Friedman (Associazione Appuntamento a Gerusalemme),

Cecilia Nizza (Consigliere Comunità Ebraica Italiana, Gerusalemme),

Leone Paserman (presidente della fondazione Museo della Shoah di Roma),

Massimo Polledri (deputato),

Enrico Pianetta (deputato, presidente Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele),

Alessandro Pagano (deputato),

Renato Farina (deputato, alle vostre autorità già noto come vostro agente Betulla),

Marco Zacchera (deputato),

Gennaro Malgieri (deputato),

Dore Gold (President, Jerusalem Center for Public Affairs, former Ambassador of Israel to the UN),

Norman Podhoretz (Writer, Editor-at-Large, Commentary Magazine),

Michael Ledeen (Freedom Scholar, Foundation for Defense of Democracies, già «persona non gradita» in Italia),

Barbara Ledeen (senior advisor, The Israel Project: moglie di Michael),

Phyllis Chesler (Emerita Professor of Psychology and Women’s Studies, City University of New York),

Nina Rosenwald (Editor-in-Chief, www.hudson-ny.org ),

Harold Rhode (esperto di Medioriente, ex Pentagono),

Caroline Glick (editorialista, Jerusalem Post),

Rafael Bardaji (Foreign Policy director, FAES Foundation),

Raffaele Sassun (Presidente Keren Kayemeth LeIsrael Italia),

Max Singer (a founder and Senior Fellow, Hudson Institute),

George and Annabelle Weidenfeld (President, Institute for Strategic Dialogue),

Anna Borioni, (associazione Appuntamento a Gerusalemme),

Efraim Inbar (Director, Begin-Sadat Center for Strategic Studies),

Zvi Mazel (former Ambassador of Israel to Egypt and Sweden),

George Jochnowitz (Professor emeritus of Linguistics, College of Staten Island).

So, signore autorità, che per aver riferito i nomi di questa cricca antisemita, la madama mi attaccherà in parlamento e sulla stampa, parlerà di «schedatura», aggressione e minaccia. L’ha già fatto pochi giorni fa, quando abbiamo dato notizia della riunione da lei convocata alla Commissione parlamentare che presiede, riferendo anche i nomi dei partecipanti sostenitori, del resto divulgati dalla Nirenstein stessa: anche allora ha convocato una conferenza stampa per denunciare che l’aver riferito «con nome e cognome» i partecipanti alla sua riunione semi-segreta intesa a far chiudere i siti come il nostro, configurava per sè «una gravissima minaccia», una inaudita schedatura.

Lo so e so che pagherò un prezzo per questa mia rispettosa denuncia. Ma ogni sacrificio è nulla, quando c’è da lottare contro l’antisemitismo. Ed io, signori, denuncio Fiamma Nirenstein per antisemitismo; per aver incitato al pogrom evocando la falsa immagine dell’inesistente Ebreo collettivo; per aver identificato il laico Stato di Israele con il suddetto Ebreo Collettivo; per aver operato contro ebrei firmatari dell’Appello alla Ragione – da lei considerato disertori dall’Ebreo Collettivo – con metodi più che discutibili, dietro le quinte.

Vi chiedo dunque di trattare la Nirenstein come la Nirenstein vuol far trattare me: ossia di espellerla dall’Ordine dei Giornalisti (com’è stato già fatto per l’agente Betulla), e di dare disposizioni perchè venga chiuso Il Giornale, su cui la Nirenstein scrive, e anche Radio Radicale, su cui tiene i suoi deliranti sproloqui antisemiti, in cui – lo sottolineo – si arroga di parlare a nome dell’Ebreo Collettivo. Come ha detto il deputato PD Paolo Corsini nella seduta convocata dalla Nirenstein, bisogna farla finita col «presunto problema del rispetto della libertà di pensiero» che «è in realtà licenza». Giustissimo.

Voi, esimie autorità di repressione della sorpassata libertà di pensiero, avrete magari un’esitazione a perseguire la Nirenstein e tutti i suoi complici sopra elencati come antisemiti. Ma vi sia di conforto nella vostra azione repressiva ciò che ha detto nella suddetta audizione parlamentare uno degli esperti auditi, Stefano Gatti: è il responsabile dell’Osservatorio dell’Antisemitismo per conto del CDEC, Centro di documentazione ebraica contemporanea. Data la fonte, le sue parole dovranno essere considerate da voi come un indirizzo giuridico per la stesura delle nuove norme, che vi affrettate a varare, di repressione dell’antisemitismo su internet. Gatti delinea le nuove direttive a cui atterrete, le sue parole sono «ius condendum», il diritto del domani.

Ebbene: Stefano Gatti ha dichiarato che è antisemita anche il sito Infopal, che si dedica esclusivamente a riportare notizie su ciò che avviene in Palestina. Egli riconosce che in quel sito «non c’è un utilizzo di stereotipi anti-ebraici classici, ma attraverso la demonizzazione dello Stato ebraico, si trasforma Israele in una sorta di ebreo delle nazioni».

Ebbene, la Nirenstein e la sua evocazione dell’Ebreo Collettivo ricadono proprio nel caso previsto da Gatti: trasformano Israele in un Ebreo delle Nazioni (qualunque cosa ciò voglia dire). Se decidete di chiudere Infopal, che non usa steretotipi antisemiti, a maggior ragione dovete chiudere con decreto di Polizia il sito della Nirenstein, che li usa e ne abusa. Non c’è peggior stereotipo dell’Ebreo Collettivo.

Nè vale, esimie autorità, l’obiezione che l’onorevole Nirenstein e i partecipanti alle sue audizioni e firmatari dei suoi contro-appelli anti-ebraici non sono antisemiti  per il semplice fatto che molti di loro sono ebrei, e che la loro intenzione non è di danneggiare Israele nè di mettere in cattiva luce l’ebraismo, ma se mai – al contrario – di difendere e giustificare l’uno e l’altro.

Dovete infatti essere stati edotti che, nel neo-diritto in Stato nascente che la Commissione Nirenstein sta cercando con tanta buona volontà di introdurre nel diritto italiano, la «mancanza di intenzioni» cattive non è una  attenuante.

Non lo diciamo noi. Lo dice un rapporto molto ufficiale dell’«Osservatorio di Politica Internazionale» del ministero Affari Esteri, intitolato «Nuove forme di antisemitismo e mezzi di contrasto». Esso recita testualmente:

«Le nuove forme di antisemitismo, infatti, spesso non sono antisemite nel loro intento bensì nei loro effetti. Si pensi ad esempio alla negazione del diritto dello Stato di Israele all’autodeterminazione (2): l’intento in sé non è antisemita, ma gli effetti lo sono senz’altro, se si pensa alle tensioni in Medio Oriente».

Lo studio – e dunque la frase riportata – è firmato da un «dottor Andrea Spagnolo», che risulta essere un superlaureato in diritto internazionale all’Università di Milano e collaboratore dell’ISPI.  E’ dunque un grande giurista che vi parla, un dipendente del vostro Stato, e vi incita ad avanzare nel nuovo diritto nascente: in questo diritto, si cancellerà la sorpassata distinzione tra atto «volontario» e involontario, tra delitto doloso e delitto colposo. Vi ritroverà il suo posto il «crimine oggettivo»,  un istituto già trionfante nell’URSS staliniano. Allora, i tribunali speciali condannavano uno qualunque non per una colpa commessa, ma per il solo fatto che – per ceto e istruzione – risultava un borghese, ossia un nemico del proletariato. Non a caso questi tribunali si autodefinivano «troike amministrative»: i suoi tre membri, poliziotti e commissari politici, sottolineavano così il fatto che non erano nè volevano essere organi giudiziari (altrimenti avrebbero dovuto affrontare la seccatura di ascoltare un avvocato difensore) ma organi amministrativi: non cercavano il dolo o l’intenzione cattiva e attiva. A loro, per condannare, bastava l’anagrafe: sei laureato? Professionista? Abiti in un quartiere signorile? Allora sei un borghese. Al Gulag.

L’esimio giurista internazionale Spagnolo reintroduce la stessa innovazione giuridica: uno può diventare antisemita senza volerlo, «oggettivamente», solo perchè  le informazioni che dà possono avere ipoteticamente effetti «antisemiti», e specificamente delegittimare Israele.

Qui, è superato anche l’inesistente problema di «fare il processo alle intenzioni», tenacemente perseguito dai tribunali speciali delle migliori dittature, con ovvie difficoltà. Qui, non c’è nemmeno bisogno di provare «intenzioni» antisemite; basta guardare agli «effetti» di informazioni che, ancorchè veridiche, possono in qualunque modo peggiorare l’immagine di Israele. O della Nirenstein in quanto Ebreo Collettivo.

L’onorevole Fiamma Nirenstein danneggia certamente (anche se inconsciamente) lo Stato ebraico con le sue asserzioni e fantasie malate circa l’Ebreo Collettivo, e mette in pericolo tutti gli ebrei.

Perciò agite, signori, senza esitare. Afferrate con buona coscienza il martello del neo-diritto che già Felix Dzerzinski, il fondatore della CEKA bolscevica, vibrò sulle teste di milioni di nemici non-intenzionali del proletariato (la cosa non dovrebbe spiacere a sua eccellenza Napolitano): censurate il blog della Nirenstein, pericolo pubblico antisemita.

1) Ecco il testo della contro-petizione anti-ebraica che la nominata Nirenstein invita a firmare: «Con Israele, con la ragione».

«L’aggressione a Israele dei firmatari del documento Jcall è ispirata da una visione miope della storia del conflitto arabo-israeliano, da una mancanza di percezione chiara del pericolo che Israele corre oggi di fronte a un grande attacco fisico e morale. E’ addirittura incredibile che personaggi intelligenti e colti come Alain Finkelkraut e Bernard-Henri Levy, invece di occuparsi dell’Iran che ben presto terrà tutto il mondo nel raggio della minaccia della sua bomba atomica, bamboleggino con l’idea che Benjamin Netanyahu sia il vero ostacolo alla pace, che l’impedimento essenziale per giungere a una risoluzione del conflitto sia un ipotetico, riprovevole atteggiamento israeliano. Sembra che gli intellettuali firmatari ignorino la realtà e inoltre che se ne infischino del contributo che il loro documento darà e sta già dando al movimento di delegittimazione senza precedenti che minaccia concretamente la vita di Israele. Voler spingere Israele a concessioni territoriali senza contraccambio significa semplicemente consegnarsi nelle mani del nemico senza nessuna garanzia: lo sgombero di Gaza, compiuto senza trattativa, ha portato risultati disastrosi, il territorio lasciato dagli abitanti di Gush Katif è diventato un’unica rampa di lancio per missili e terroristi; la trattativa di Ehud Barak, intesa a cedere a Arafat praticamente tutto quello che chiedeva, portò semplicemente all’orrore della seconda Intifada, con i suoi duemila morti uccisi da attentati suicidi. Lo sgombero della fascia meridionale del Libano nel 2000 ha rafforzato gli Hezbollah, li ha riempiti di missili, ha condotto alla guerra del 2006. Alain Finkelkraut, Bernard-Henri Levy e i loro amici sostengono di preoccuparsi per il futuro e la sicurezza d’Israele, ma di fatto ignorano l’elemento basilare che ha impedito ai processi di pace di andare in porto, ovvero il rifiuto arabo e palestinese di riconoscere l’esistenza stessa dello Stato d’Israele come dato permanente nell’area. Basterebbe che ogni mattina leggessero la stampa palestinese e araba e se ne renderebbero conto. Nessuna concessione territoriale di quelle che gli intellettuali francesi sembrano desiderare con tanta energia può garantire la pace, ma solo una rivoluzione culturale nel mondo arabo. E nessuno la chiede, nemmeno Obama che invece preme solo su Israele. E’ divenuta la moda di questo tempo. L’attacco a Netanyahu che si legge nell’appello di Jcall è volto a destrutturare la sua coalizione di destra. Ma la realtà è che non è mai contato nulla che un governo israeliano fosse di destra o di sinistra: i palestinesi hanno sempre comunque rifiutato ogni proposta di pace. Ma che Israele diventi ancora più piccolo non servirà a niente finché Abu Mazen non rinuncerà a intitolare le piazze al nome dell’arciterrorista Yehiya Ayash, finché il mondo palestinese non smetterà di distribuire caramelle quando viene ucciso un ragazzo ebreo in qualche ristorante, finché non accetterà la richiesta davvero minimalista di Netanyahu di riconoscere che lo Stato di Israele è lo Stato del popolo ebraico. Sembrano ignorare questo dato evidente anche gli intellettuali israeliani che hanno firmato un documento addirittura contro il premio Nobel Elie Wiesel che ha scritto una nobilissima lettera in sostegno di Gerusalemme come patria morale e storica del popolo ebraico. E’ una triste epidemia perbenista, con la quale probabilmente si pensa di fornire un po’ d’ossigeno ai movimenti pacifisti che in questi anni non hanno saputo altro che fallire ripetutamente sullo scoglio della cultura dell’odio islamista e contribuire alla diffamazione di Israele. Ma non si arriverà a nessun processo di pace (e le generose offerte di Olmert rifiutate da Abu Mazen ne fanno fede) finché una larga parte del mondo non smetterà di sperare che la distruzione di Israele sia dietro l’angolo, sulla scia della nuova eccitazione islamista dell’Iran e dei suoi amici Siria, Hezbollah, Hamas tutti sempre più armati di armi letali, e non solamente di vane parole, come i firmatari dell’’appello alla ragione’. Ma anche le parole possono uccidere e distruggere. Non ci sfugge, di fronte a una così evidente ignoranza della politica della mano tesa di Netanyahu con il discorso di Bar Ilan e il congelamento di dieci mesi degli insediamenti, lo sblocco di molti check point e la promozione di importanti misure per agevolare l’economia palestinese, che sia presente nel ‘documento Finkelkraut’ un traino obamista, un perbenismo da salotto buono cui spesso gli intellettuali non sanno dire no. Esso mette i nemici di Israele, e sono più di sempre e più agguerriti, nella condizione di delegittimare e attaccare lo Stato ebraico, dicendo: ‘Anche molti ebrei sono dalla nostra parte’. Se questo era lo scopo dei firmatari, lo hanno raggiunto». 

Clicca questo link: www.petitiononline.com/israel48/petition-sign.html  

2) L’espressione del grande giurista Spagnolo qui non è chiarissima: non spiega chi e come «nega il diritto dello Stato di Israele all’autodeterminazione». Qualcuno può negare il diritto di Israele, al massimo, a bombardare un milione e mezzo di inermi con bombe al fosforo e bombe mutilanti. E’ Israele, se mai, che nega il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi.

Pubblicato da www.effedieffe.com il 26 giugno 2010

VECCHIE E NUOVE INTERPRETAZIONI

Conferenze di:
Sinagra
, Fasanella, Salerno, Moffa, De Lutiis, Priore, Blondet, Margelletti, Marazzita, Murano

VENERDI’ 25 GIUGNO
Sala Polifunzionale di Palazzo Chigi, Roma
Ore 9,30-19

LEGGI LA LOCANDINA

Chi la Rete ferisce di Rete perisce.

Anteprima Punto Informatico

a cura di Guido Scorza

www.guidoscorza.it

Cari amici e amiche,

abbiamo buone notizie da dare a voi tutti che avete seguito e dato il vostro sostegno all’iniziativa propositiva messa in cantiere da alcuni amici con la creazione di www.webnostrum.com, come punto di incontro e di partenza per una stregia di difesa e contrattacco per le subdole manovre (di cui donna Fiammetta e quattro praticanti di bottega al seguito, introdotti nelle varie redazioni e associazioni compiacenti, sono la punta d’iceberg) tese a zittire e/o oscurare i siti/web/blog all’avanguardia nella documentazione e denuncia di notizie altrimenti soffocate dalla solita lobby.

Pur senza perdere di vista la realtà che ci sovrasta, con i piedi ben posati per terra, senza illusioni o trionfalismi, dobbiamo però affrontare le cose con spirito positivamente costruttivo e cogliere quei segnali i quali ci diano forza e speranza per credere che la battaglia civile, la quale è del tutto aperta ed in corso, possa volgersi in nostro favore, riservando delle sorprese inaspettate e per tutti noi vantaggiose.

I primi frutti infatti derivanti dalle aggressioni mediatiche ricevute sono stati, oltre alla formazione di un sito web di coalizione, reale e non solo virtuale, la partecipazione ad un incontro preliminare, ma fondante, dei direttori dei portali recentemente bersagliati.

Questa riunione, ha avuto luogo ieri, venerdì 11 giugno, a Roma, nello studio privato di un noto legale della capitale. Essa ha visto incontrarsi, dopo una preliminare colazione di lavoro introduttiva, Maurizio Blondet (Effedieffe.com), Filippo Fortunato Pilato (Terrasantalibera.org), don Curzio Nitoglia (Doncurzionitoglia.com), Antonio Caracciolo (Antoniocaracciolo.blogspot.com), alcuni consiglieri tecnici esperti in questioni giornalistico/parlamentari, oltre che, per delega fiduciaria, Andrea Carancini (Andreacarancini.blogspot.com) e Angela Lano (Infopal.it), con un pool di avvocati ben introdotti in questioni che hanno come oggetto la minaccia ai diritti fondamentali di cronaca ed espressione garantiti costituzionalmente.

L’esito degli incontri è stato soddisfacente ed ha aperto la strada a nuove prospettive di resistenza e reazione, civili e legittime, alle intimidazioni/delazioni messe in atto recentemente contro il web.
Dei frutti, risultanti da tali battaglie da noi tutti affrontate e combattute, beneficeranno poi tutti gli operatori del web, anche quelli che in questa fase hanno ritenuto opportuno essere assenti, ed i suoi utenti.

Quello che voleva essere un intento disgregatore di forze, siti, persone, che operano nel campo della controinformazione in rete, si è dimostrato invece un ottimo collante, che ci ha motivato ulteriormente nel procedere con un progetto, già spontaneo e de facto operativo da tempo, di più stretta collaborazione solidale.

Come il diavolo fa le pentole…ma non i coperchi, l’attacco per demolirci ci ha invece coalizzati e rafforzati, piuttosto che disperderci e deprimerci.

Siamo determinati nel procedere uniti, siamo convinti della bontà della nostra azione, sappiamo di essere nel giusto.

I nostri logos e vessilli potranno essere diversi, ma unica è la nostra direzione di marcia.

Nei prossimi giorni riferiremo delle iniziative pratiche in corso, per ribaltare la situazione e porre sul banco degli imputati i nemici della libertà e della verità, che siedono anche nel Parlamento e nelle Redazioni di quotidiani italiani, ma che lavorano più fedelmente per potenze straniere [1]

A tutti voi che ci avete sostenuto, con le vostre adesioni, presenza amichevole, collaborazione attiva e solidale, un sincero grazie, di cuore.

FFP per il Coordinamento Comitato Diritto Libertà d’Espressione sul Web.

[1] Un esempio? Qualcuno di essi si batte contro il boicottaggio ai prodotti israeliani e per la commercializzazione delle arance Jaffa, made in Israel, ma non dice una parola sui prodotti italiani boicottati da Bruxelles o sulle ottime arance “tarocco-siciliano”, di gran lunga migliori delle insipide e tutta acqua “Jaffa”: infatti il “tarocco-siciliano”, arancia con le migliori proprietà vitaminiche e naturali in tutta Europa e Mediterraneo, viene sistematicamente penalizzato, ammassato e inviato al macero, ne è impedita la commercializzazione ed esportazione nel resto d’Europa, dove si consumano appunto arance Jaffa o africane, creando un enorme danno alla salute dei cittadini e all’economia siciliana e italiana, a tutto vantaggio di quella israeliana… Come mai parlamentari italiani si stracciano le vesti se vengono toccati gli interessi delle colonie illegali (dichiarazione ONU) israeliane in territorio occupato palestinese, ma se ne fregano degli interessi e della salute della Nazione per la quale siedono, impropriamente, in Parlamento? Quali interessi si celano dietro a tutto ciò ed alla campagna per oscurare siti/web scomodi all’immagine, sempre in maggior declino, d’Israele? Si tratta solo dei 300 mila euro intascati nottetempo dal CDEC di Stefano Gatti (Shalom aprile 2010) grazie ai servigi del presidente della Camera Fini, o c’è di più??? Sarebbe interessante se una Commissione Parlamentare, istituita appositamente, indagasse anche in tal senso e sulle varie ambiguità di comportamento di taluni “rappresentanti” del popolo italiano. Chissà, magari ne verrebbero fuori delle belle, come ai tempi di Marrazzo che voleva dare lezioni di etica al professor Caracciolo sulle pagine dei quotidiani nazionali, finendo poi invece lui, l’ex-presidente della Regione Lazio, coinvolto in un giro di cocaina e transessuali…

…quando si dice che il bue da del cornuto all’asino…vengono in mente certe mandrie sedute a pontificare a spese dei contribuenti…

del prof. Antonio Caracciolo


Non potevano mancare i diffamatori di professione che da anni riversano in lingua italiana quanto giunge loro da Israele.

Che Israele sia uno «Stato criminale» non è cosa difficile da dimostrare, ma non avendo come interlocutori che dei semplici propagandisti, non vale la pena di perdere del tempo prezioso.

Le loro analisi non hanno consistenza concettuale tale da dover impegnare la nostra intelligenza.

Ciò che abbiamo capito e detto di loro può essere qui richiamato brevemente.

Ho già chiarito più volte come il termine “negazionismo” non sia lo stesso di idealismo, kantismo, materialismo ecc. per il fatto di finire in -ismo.

Nessuno storico revisionista si professa “negazionista”.

Il termine è stato coniato da Lor Signori con intenti precisi:

a) diffamazione;

b) denigrazione;

c) delazione.

Pertanto, chi usa il termine “negazionista” per colpire chi, ad esempio,  contesta l’identità di un Elie Wiesel, o pone seri  ed incontestati problemi storiografici, non lo scalfisce per nulla con la sua infamia.

L’accusa torna al mittente che può  a ragione essere  tacciato di “diffamatore”, “denigratore”, “delatore”.

Una replica di “TerraSantaLibera”, al Foglio (Giuliano Ferrara), la si trova direttamente a questo link.

Di Ferrara mi piace ricordare quello che una volta ne disse Claudio Martelli, avendo questi deciso di levarsi un sassolino dalla scarpa.

Non ho qui sotto mano i riferimenti testuali, ma chi vuole, può fare una ricerca.

In fondo, il Giulianone non è cambiato in abitudini rispetto a quello che era allora, ai tempi in cui andava ad attingere informazioni da Bettino Craxi.

Alla Redazione di TerraSantaLibera.org , ad InfoPal.it di Angela Lano e ad altri ricordo come le critiche che possono colpirci e metterci in discussione sono solo quelle che colgono nel vero, ma la diffamazione allo stato puro, la denigrazione, la delazione non possono sfiorarci intimamente e neppure trovano ascolto e credito presso la gente dabbene.

Al contrario, esse dimostrano soltanto la bassezza morale di chi non ha altri mezzi  e risorse concettuali che la diffamazione, la denigrazione e la delazione.

Quanto all’accusa di “antisemitismo” è ormai così logora e dilatata che serve non già a riconoscere l’antisemita, di cui sempre meno si sa chi sia o cosa possa essere, ma serve invece ad individuare subito oltre all’idiota anche il diffamatore, il denigratore, il delatore.

Infatti, di vera e propria delazione si tratta, nella turpe presunzione che dire “negazionista” o “antisemita” a qualcuno che si vuol prendere di mira sia come dare una notizia criminis.

Ma, per fortuna, non siamo ancora in Germania, dove 200.000 persone sono state processate per reati di opinione sulla base di leggi di cui altrove ricostruiamo la storia, avendone già individuati i gruppi promotori.

Quanto all’«odio» – altro cavallo di battaglia di questi diffamatori, denigratori e delatori – non è difficile rintracciarlo ad abundantiam proprio in chi fa ricorso abituale alla diffamazione, denigrazione, delazione contro il suo prossimo, cioè nel caso di specie contro chi dimostra con abnegazione, da sempre, un autentico amore verso una umanità sofferente, ancora oggi messa in croce da chi si professa discendente di quanti, 2000 anni fa, crocefissero il Cristo.

A costoro null’altro si deve che il dovuto disprezzo, senza lasciarsi distogliere dal continuare serenamente la propria opera al servizio della Carità e della Verità e senza lasciarsi tentare dal Demonio.

Antonio Caracciolo,

6 giugno 2010

The Turkish prime minister Erdogan said he does not see Hamas as a terrorist organization, but as a resisting group struggling for its own land

………(…vai al link, in inglese…)………

ANKARA – Hürriyet Daily News – Friday, June 4, 2010

La Nirenstein, Il Foglio, RaiNews24, con nani e ballerine al seguito, chiederanno anche la chiusura internazionale dei siti e testate giornalistiche turche, accusando tutti di “antisemitismo”??? Ci sarà da ridere.

Ma chi si credono di essere? I nuovi dittatori dello Stato Libero di Bananas?

Se siamo in regime di inquisizione e caccia alle streghe, devono dirlo chiaramente e assumersi le responsabilità delle loro azioni.

Perchè cari signori, le bugie hanno le gambe corte.

Una campagna di odio e falsa informazione è in atto, nel nostro Paese, ai danni di alcuni cittadini, siti web e della libertà d’informazione.

Questa istigazione all’odio verso siti cristiani e/o islamici, di “sinistra” e di “destra”colpevoli solo di lasciare spazio a idee e posizioni, contestabili finchè si vuole, ma legittime in uno Stato di Diritto democratico, è un’atto di violenza e discriminazione senza precedenti, che non siamo disposti a subire.

Certo deve dare molto fastidio, a “qualcuno”, chiamiamoli i “conducenti della locomotiva”, il fatto che molte persone si siano accorte che il divide et impera della divisione in schemi di pensiero, politici e confessionali, rigidi e faziosi, su questioni vitale importanza per gli equilibri mondiali e la libertà dei popoli, faccia solo il gioco dell’invisible empire e della lobby che lo dirige dietro le quinte.

Ma il fatto che si debbano stabilire alleanze e coalizioni, fra tutte le forze antagoniste allo strapotere imperiale usraeliano e delle colonie asservite, è cosa detta anche pochi giorni fa da Mons. Capucci, persona non certo accusabile di antisemitismo biologico.

L’Italia comunque, anche se in mano ai camerieri più fedeli di Sion, non è Israele. Perchè se questi personaggi, di basso profilo giornalistico, alcuni dei quali ex di AN (di quel Fini che ha firmato il finanziamento di 300mila euro al CDEC), si possono permettere di portare avanti campagne stampa così virulente e cariche d’odio (cosa che noi non ci sogneremmo mai difare) lo devono ad una Costituzione che permette loro libertà di pensiero e d’espressione (quale che sia il loro quoziente intellettivo e capacità espositiva): ma tale diritto non può essere rivendicato solo da una parte e negato ad altri.  La legge è uguale per tutti. O no?!?
C’è poi un’altra considerazione da fare, molto semplice e che non necessita grandi conoscenze, ma solo di un briciolo di buon senso:

- nessuno può ragionevolmente giudicare qualche libro o testo, nel bene o nel male, senza averne presa visione, averlo letto, analizzato. Questo vale per la Bibbia, come per il Talmud o il Corano, La Divina Commedia, i Gialli della Mondadori, o i racconti di fantascienza di Urania. E neppure i così detti Falsi Procolli di Sion, o il Manifesto Statutario di Hamas, come i Diari di Anna Frank, sono esenti da tale elementare considerazione: non posso giudicare ciò che non conosco, solo per sentito dire.

La Storia nei secoli è piena di tragici avvenimenti, di popoli trascinati in guerre, o “missioni di pace” come si dice oggi, per ignoranza dei fatti o sulla base di dati contraffatti (vedi la guerra in Iraq, giustificata con la storia delle “armi di distruzione di massa”, messa in giro dai Servizi, rivelatasi poi un falso clamoroso, che è costato la vita a migliaia e migliaia di persone ed una situazione di destabilizzazione totale come quella attuale); da Troia a Fallujah se ne sono sentite di tutti i colori, ma per capire la verità non basta leggere l’editoriale di qualche scribacchino di terza fila, ci vuole di più.

Detto questo, è facile comprendere come sia molto pericoloso invocare la soppressione di questo o quel libro, di questo o quel testo, di questa o quella testata web.
Ogni limitazione in tal senso è una regressione di civiltà, è voler tornare a periodi oscurantisti che si ritenevano superati, è voler sopprimere la capacità di discernimento e conoscenza dell’essere umano.
Deve essere la forza della ragione, comprovata, a prevalere su ingiustizie e falsità.

Non bisogna giammai che sia  la sola ragione della forza,  coercitiva e violenta, anche se esercitata con i sofisticati mezzi moderni del discredito a mezzo stampa, a “democraticamente” prevalere prepotentemente su uomini, fedi e idee.
In questo senso, tutta la campagna di caccia alle streghe, scatenata e coordinata in queste settimane da giornali, tv e politicanti, è, dal dopoguerra a oggi, la più pericolosa tentazione totalitaria che l’Italia e l’Europa abbiano fronteggiato.
Se noi, uomini e donne, liberi pensatori, libere penne e anime libere, non saremo pronti, indipendentemente dalle differenze che ci contraddistinguono, a difendere questo nostro diritto all’informazione e all’espressione, a 360 gradi, e non saremo capaci di  rivendicare  i nostri inalienabili  diritti naturali  al  discernimento, alla critica, all’analisi, al libero arbitrio, allora non saremo neppure degni di reputarci esseri umani, e sarà giusto essere invece trattati, come già fanno, da “animali parlanti”…

di FFP,

5 giugno 2010, aggiornato alle ore 16.47


La nostra amica e giornalista, direttrice di InfoPal.it, Angela Lano, insieme agli altri rapiti da Israele in acque internazionali ( dopo una carneficina che è costata la vita a 16 volontari internazionali, che portavano aiuti umanitari alla popolazionme di Gaza, non ai “terroristi come qualche penna malevola ha voluto insinuare) è stata finalmente liberata ed è in viaggio verso Istanbul.

Dopo una conferenza stampa, tutti raggiungeranno le loro rispettive famiglie e nazioni.

BEN TORNATA ANGELA!!!